Dak’art!

DSC_0223 (1)     Maggio 2014. Dakar é in attività! Fino all’8 giugno eventi, mostre e performance invadono la città animatasi in occasione della Dak’Art, undicesima biennale dell’Arte Africana Contemporanea. In tale occasione il Sénégal rende omaggio ad uno dei suoi figli illustri : lo scultore Moustapha Dimé. In collaborazione con la Fondazione Jean-Paul Blanchére che ha finanziato il rimpatrio dalla Francia di diverse opere dell’artista, la Dak’art dedica a Dimé una suggestiva esposizione che raccoglie alcune tra le sue opere piu rappresentative e una serie di testimonianze sulla figura dell’artista e il suo percorso creativo. La mostra, che ha sede alla Galerie Nationale, si presenta inoltre come spunto di riflessione sulla costruzione identitaria dell’arte contemporanea africana, della quale Dimé é considerato uno dei principali capofila.

Nato a Louga e scomparso prematuramente nel 1998, Dimé apprende la lavorazione del legno presso i Laobés, etnia nella quale tradizionalmente é diffuso questo tipo di artigianato. La sua arte si definisce negli anni grazie ai suoi numerosi viaggi in tutta l’Africa Occidentale, durante i quali cerca di apprendere sul campo la cosiddetta “arte tradizionale” in diversi settori: scultura del legno, lavoro dei metalli, tintura di tessuti. Ben presto Dimé rompe con la sua famiglia d’origine che non vede di buon occhio la sua scelta di dedicarsi al mestiere di fabbro, considerato come appartenente ad una casta inferiore rispetto alla sua. In vita non sono mancati riconoscimenti al suo lavoro: assegnatario di una borsa di studio da parte del presidente Senghor, vincitore del premio della giuria internazionale durante la Biennale del 1992, Dimé arriva ad esporre in Marocco, in Sud Africa, a New York, alla biennale di Venezia, a Tokyo, in Svizzera e in Francia. Nel 1993 si ritita nel suo atelier sulla suggestiva isola di Gorée dove solo l’oceano é testimone del suo incessante lavoro creativo.

La potenza espressiva delle sue opere testimonia un percorso complesso e originale dal punto di vista artistico e ideologico: in controtendenza rispetto alle ideologie dominanti nel Senegal attuale, Dimé si dichiara profondamente legato al tema delle origini ma allo stesso tempo rifiuta la concezione canonica dell’arte africana, a suo avviso costruzione occidentale basata su canoni distorti e impersonali, come egli stesso dichiare nella bella testimonianza che il regista Attali gli ha dedicato. Di quell’arte pero conserva suggestioni e tecniche di lavorazione adattandole alle sue principali fonti d’ispirazione di Dimé, come esso stesso dichiara in piu occasioni, sono la donna, ossia la femminilità intesa come istanza universale e non quella classica canonizzata e snaturata nelle società patriarcali, il tema delle origini e il passare del tempo. Soprattutto nell’ultima fase del suo percorso creativo, infatti, l’artista utilizza oggetti recuperati sulla spiaggia e tra le rocce dell’Isola di Gorée.

« Quello che amo di questi materiali é la storia che l’acqua imprime sul legno. Imprime un vissuto, allo stesso modo dell’esistenza sugli esseri umani. E’ questa storia che cerco di liberare e valorizzare»

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