I soli dell’indipendenza: la grande illusione africana

Les soleils des indépendances

La verità e la menzogna indossano spesso lo stesso abito“. Così Amadou Kourouma, con la sua opera più famosa Les soleils des indépendances, ci trasporta in un mondo ibrido, “bastardo” come lo definisce lo stesso autore a più riprese. Ambientata nell’immaginaria Repubblica de la Cote des Ebens, l’opera di Kourouma ci racconta, attraverso le vicende dei suoi protagonisti, le contraddizioni e la disintegrazione degli equilibri nella Costa d’Avorio post-coloniale. Analisi che può ben essere estesa a gran parte dell’Africa Occidentale, non a caso anche qui in Senegal il testo di Kourouma è parte integrante di quasi tutti i programmi scolastici. Sullo sfondo dei fermenti e delle disillusioni subite dal popolo africano in seguito alla decolonizzazione degli anni ’60, si svolge la storia del principe Fama, discendente di una famiglia caduta in disgrazia dopo “l’invasione dei bianchi”, legato profondamente alle tradizioni della sua cultura ma costretto a vivere lontano dal suo villaggio d’origine. Fama ci viene presentato come un personaggio a tratti patetico, ostinatamente radicato in un mondo ormai scomparso, cosa che, suo malgrado, le vicende del romanzo lo porteranno a constatare. Altra protagonista è la sua sposa Salimata, anch’essa personaggio e simbolo della drammaticità della condizione della donna. Attraverso le tragiche vicendo vissute dalla protagonista, l’autore denuncia la disintegrazione del tessuto sociale di un paese che rincorre modelli di modernità che non gli appartengono. In questo suo primo romanzo, l’autore sperimente una lingua che potremmo definire un francese contaminato da traduzioni letterali e immagini concrete tipiche della lingua malinké. Attraverso questo processo di destrutturazione, Kourouma ci accompagna, ricordando a tratti la scrittura del “nostro” Joyce, in un viaggio attraverso l’universo mentale, religioso e mitico dei suoi protagonisti. Un viaggio che si colora della satira e dell’ironia utilizzata dall’autore in questa sua prima opera, risalente al 1968 ma caratterizzata da una straordinaria modernità. Figlio maggiore di una famiglia distinta di Malinké, Kourouma (Costa d’Avorio 1927) fu costretto a trascorrere diversi anni in esilio, accusato di essere un oppositore del regime del primo presidente del suo paese, Houphouet Boigny. Nel suo ultimo romanzo Allah n’est pas obligé (2000) ci racconta le tragiche vicende di un bambino soldato. Il testo, sotto forma di piéce teatrale, è stato presentato sulle scene da più compagnie italiane e internazionali. In sostanza, nelle novelle di Kourouma, il lato misterioso e magico della sua terra si intreccia con il realismo, la tecnica narrativa europea e le modalità espressive tradizionali africane. Un buon approccio alla conoscenza di una regione non molto nota al mondo occidentale, quello stesso mondo che, nel bene e nel male, ha tanto influenzato la storia d’Africa.

Virginia Napoli- Volontaria CPS

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