2013-03-28 14.09.03

Mbour, sabbiosa cittadina della costa senegalese, a circa 80 Km a sud di Dakar, ci sono arrivato dopo oltre 300 km di strada, in gran parte deserto.

Mbour è stata l’ultima tappa di un viaggio attraverso il deserto del Sahara, iniziato da Fez, Marocco, il 13 aprile 2013. Un viaggio che sognavo da anni, antica rotta carovaniera attraversata per secoli da diverse popolazioni e dal 2005 completamente asfaltata. Un viaggio che non presenta particolari difficoltà perchè passa per zone abbastanza trafficate, da mezzi pubblici, macchine di cittadini dell’Africa Occidentale che percorrono abitualmente questa strada, per portare automobili nei loro Paesi di origine, per vacanza, o altri motivi. Molti anche i camion che trasportano derrate alimentari dalla regione di Agadir fino alle zone desertiche più a sud, fino a raggiungere la Mauritania.

Ho dedicato poco tempo all’organizzazione del viaggio. Ho prenotato solo un volo di andata da Milano a Fez e uno di ritorno da Dakar a Milano. Poco il tempo a disposizione, solo due settimane per percorrere circa 3200 km con i mezzi pubblici, e sperare di passare qualche giorno in Senegal…

Un viaggio di incontri e di paesaggi visti dal finestrino, a velocità e comodità variabili, ma mai troppo veloce. Della prima tappa, ricordo con piacere il responsabile dell’ostello, estremamente gentile, il sarto che mi ha messo due bottoni alla camicia, con cui ho conversato in un arabo marocchino improvvisato e che non voleva affatto soldi.

Passaggio obbligato a Rabat per chiedere il visto all’ambasciata della Mauritania, ma che bella sorpresa…squisiti i frappè di avocado, un cimitero enorme sull’oceano atlantico e una grigliata di pesce in un ristorantino popolare ai margini della Medina.

A Casablanca ho dormito all’ostello della gioventù e ho chiacchierato con parecchi passanti. Come in tutto il viaggio, chiacchiere al volo con passanti, spesso venditori ambulanti, mendicanti, taxisti.

L’indomani prendo l’autobus da Casablanca a Dakhla, 1680 km. 28 ore. Mai fatto un viaggio tanto lungo. Ero un po’ preoccupato. Invece il viaggio va benissimo. Attraverso il Marocco, quanto è lungo…il paesaffio digrada fino a perdere quasi del tutto la vegetazione. Verso mezzanotte siamo a TanTan, estremo sud marocchino e già deserto. Saluto Zakaria, militare impiegato in pieno deserto. La sua squadra si occupa di contrastare infiltrazioni terroristiche e le attività del Polisario in territorio marocchino, mi rendo subito conte che la questione del Sahara Occidentale è un argomento molto sensibile in Marocco ed evito di trattarlo.

All’alba siamo già a Laayoune. Faccio colazione con Baba e Bintou, due ragazzi senegalesi che tornano a casa dopo anni di vita a Casablanca. Con loro viaggerò fino alla frontiera con la Mauritania.

Sono nel Sahara Occidentale ma non abbiamo attraversato alcuna frontiera. La zona in cui passiamo è totalmente occupata dal Marocco. L’autobus ogni tanto di ferma per controlli della gendarmeria, ma nemmeno molti. Mi chiedono passaporto, professione, e basta.

Tappa di un giorno a Dakhla, prima anticipazione di Senegal. Sono con Baba e Bintou e altre due ragazze senegalesi che si sono unite. Imparo le prime (e ultime) parole di Wolof, prendiamo contatto con dei senegalesi locali per organizzare il viaggio fino alla frontiera. Altri 400 km di deserto.

L’autista mauritano parla Wolof, con me scambia qualche parola in arabo classico e francese. Verso sera siamo alla frontiera. Incredibile posto la no man’s land. E’ l’unico tratto non asfaltato. Una discarica di macchine in condizioni più o meno accettabili, ma in generale, tanti rottami. Zona di contrabbando, sottratta a qualsiasi controllo e autorità.

In Mauritania mi intendo molto bene con i gendarmi in arabo classico. Io sono il “Nasrani” (il cristiano). Passo la notte in una stanza d’hotel a Nouadhibou. Il mattino parto per la capitale, Nouakchott. Mi sono rimaste impresse le parole dell’impiegato della ditta di trasporti. Quando gli chiedo notizie sul suo Paese, mi dice che è tranquillissimo, e per avvalorare la sua tesi dice che la notte precedente alcune persone sono rimaste a dormire nel suo ufficio, e mi mostra il retrobottega, dove, in effetti, dormono un paio di persone. Dice che lascia sempre l’ufficio aperto e chi ha bisogno si ferma a dormire. Un Paese di nomadi…

E di deserto. Durante la lunga strada, altri 400 km, vedo parecchie dune, qualche tenda, qualche check point della “Gendarmerie”, poi Nouakchott. La più grande città del Saharam città di sabbia. Mi piace girare per le sue strade polverose e i suoi mercati già africani. Popolazione mista. Arabi “bianchi” (detti Bidan, molto, molto abbronzati), con tuniche boubou azzurre, araabi neri (detti Haratin), poi senegalesi, tantissimi, e altri gruppi etnici africani. Clima stupendo, sorprendentemente fresco. La sera in maglione ho quasi freddo. Il porto di pesca di Nouakchott mi emozione. Le prime piroghe senegalesi, donne e bambini sulla spiaggia. Pesci enormi. Bello.

Il viaggio da Nouakchott a Rosso (frontiera Mauritania-Senegal) non è esattamente comodo, siamo in 11 in una macchina da 7 posti. 9 adulti e due neonati. Un po’ stretti. Intanto il paesaggio che scorgo ogni tanto dal finestrino sta cambiando. Piano piano lasciamo il deserto. Ma le sue sabbie mi accompagneranno fino a  Mbour, e qualche granello me lo sono portato a Genova, nelle scarpe.

A Saint Louis, ex capitale dell’Africa Occidentale Francese, a ridosso della frontiera mauritana, trascorro due bei giorni. Cibo ottimo, clima perfetto, bella città e tanti incontri. Tantissime le richieste di denaro, anche da parte di bambini, scalzi e mal vestiti.

La breve distanz tra Saint Louis e Dakar (250 km) decido di percorrerla con un minibus, che un nome in wolof che non sono riuscito a memorizzare. Pessima idea…volevo arrivare ad un orario decente per non piombare a casa del padre di Mamadou (il mio amico che vive a Genova) di notte, invece questo minibus ci impiega una vita a riempirsi. Parte alle 15.30 e arrivo a Dakar alle 23. Si ferma di continuo, e continua a caricare merce e persone. Per alcune tratte saremo stati almeno 60. La media dei passeggeri è stata più di 40 per tutto il viaggio, secondo me quel mezzo di trasporto avrà una capienza di 25, 30 persone al massimo.

A Dakar resto qualche giorno, il viaggio è andato benissimo. Nessuna difficoltà, tanti bei posti e tanti piacevoli incontri.

L’ultima tappa del viaggio è appunto Mbour. E’ stata un’amica con cui ho fatto la formazione del servizio civile a mettermi in contatto con Franco, che vive e lavora per l’ong italiana CPS da oltre un anno nella cittadina costiera.

Ringrazio i ragazzi della CPS per i bei giorni passati assieme con tanto di concerto che si è dilungato fino a notte fonda! In bocca al lupo per i vostri progetti.

Cristiano Bassanini

 

 

 

 

 

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